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Complice l’uso sempre più diffuso delle nuove tecnologie ed una politica che non regge il passo con le evoluzioni di mercato, in questi anni si è assistito alla dilagante crescita di un’economia sommersa che continua ad agire in maniera continua e incontrollata. Il turismo è probabilmente il comparto più interessato da questo fenomeno e molte sono le attività trasversalmente coinvolte che devono convivere con le nuove forme di concorrenza sleale: ospitalità, pubblici esercizi, professionisti di settore di varia natura e, non ultimi, le agenzie di viaggio e i tour operator.

Molti la chiamano “Shadow Economy” ed è un fenomeno tutt’altro che marginale o innocente, come si voleva far credere fino a qualche anno fa. In realtà si tratta di un fenomeno che richiede un’attenzione nuova e diversa; di un fenomeno che ha un impatto notevole sulle tassazioni locali e statali, con risvolti molto significativi nel sociale nel mercato del lavoro. Infatti, l’aggiramento o il mancato rispetto delle norme e dei contratti di impiego non fa altro che penalizzare quelle aziende che invece operano nella legalità, impoverendo ulteriormente i lavoratori irregolari coinvolti.

L’errore della politica è concentrarsi sui problemi dell’overtourism senza pensare invece a una corretta gestione dei flussi attraverso un maggiore coinvolgimento dei professionisti che operano nella legalità e che, grazie alla loro esperienza, possono garantire un impatto positivo del settore sull’economia del Paese.